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21/10/2015 Da Federcasse
Giovani soci BCC-CR, Direttore Gatti (Federcasse) pubblica articolo: “Quelli che “ci saremo””

Riportiamo, di seguito, l’articolo del Direttore di Federcasse, Sergio Gatti, pubblicato nella rubrica Bisbetica della rivista Credito Cooperativo di settembre 2015.

QUELLI CHE “CI SAREMO!”
di Sergio Gatti
sgatti@federcasse.bcc.it


La riforma del Credito Cooperativo in fondo in fondo si fa per loro. Sono 122 mila. Sono nati dopo il 1980. Sono chiamati i millennials e i più giovani di essi considerano il momento dell’ingresso in società non tanto i 18 anni con la patente di guida, ma i 12 con il primo smartphone.
Hanno scritto il loro impegno in decine di pizzini gialli incollati su una lavagna dell’Auditorium della BCC di Carugate. Sono i giovani soci delle BCC. I loro rappresentanti hanno elaborato e votato le prime Linee guida strategiche biennali 2015-2017 della Rete nazionale dei Gruppi Giovani Soci BCC-CR: “immaginiamo - scrivono - un Credito Cooperativo 2.0 che sappia essere sempre più inclusivo, coinvolgente e differente”. Il Comitato di Coordinamento nazionale della Rete (un giovane socio eletto in rappresentanza di ciascuna Federazione Locale) ha costituito quattro commissioni: Fare rete, Fare futuro, Formazione e Comunicazione. Nel week end milanese (del quale parliamo ampiamente nelle pagine successive della rivista) hanno ascoltato storie ed esperienze di qualità e innovazione, hanno presentato se stessi, i loro progetti, le loro realizzazioni. Il Quinto Forum nazionale dei Giovani Soci delle BCC, svoltosi a metà settembre tra Milano Expo e Carugate è stato una “cura ricostituente” per chi vi ha partecipato da fuori- quota. Freschezza, energia, grande concentrazione, qualche ingenuità, voglia di apprendere, di scambiare storie, di fare i primi “gemellaggi” e i primi “tutoraggi”.
Ci sono quelli che vogliono prevenire la disintermediazione della propria BCC da fenomeni come il crowdfunding, ed ecco l’esperimento del coop-funding. Quelli che inventano il “bilancio sociale differente” per misurare l’efficacia del proprio gruppo nel proprio territorio. Quelli che puntano sulla preparazione al mondo del lavoro e coinvolgono i coetanei in un coaching originale. E poi quelli del social bond, del job day, di BCChannel, del fumetto sulla storia della banca e del suo fondatore, delle giovani cooperative sociali e delle nascenti cooperative di comunicazione.
Il tutto attraversato da un’evidente apertura a capire l’esistente e dalla voglia di dare una mano per costruire il domani.
Oltre cento giovani soci sono stati eletti nei CdA delle proprie BCC. Gratificati ma anche carichi di nuove responsabilità. Le nuove regole europee sulla governance delle banche incoraggiano la diversity di genere e di età, ma non fanno sconti. Quei cento “giovani amministratori” sono l’avanguardia di chi è passato dalla bellezza dello stare insieme, dell’organizzare un evento o un’attività, dello studiare i valori della cooperazione di credito, del raccontare la vitalità del proprio gruppo e dell’aiutare altri gruppi a nascere, alla semplice ma rischiosa responsabilità di partecipare alla gestione strategica di una banca, espressione di quel territorio. Preziosa come poche cose ormai. Sempre più complicata da gestire.
E un brivido arriva quando tra i Gruppi neonati salgono sul palco o vengono a salutarti i giovani di BCC commissariate e tornate in bonis. Banche che abbiamo rischiato di perdere, che stavano per saltare per una ragione o l’altra e che invece - con meccanismi talvolta complessi ma efficaci e anche attraverso la solidarietà di categoria - sono state restituite all’attività ordinaria. E che hanno favorito la nascita di gruppi di giovani: in quei casi investimenti per “educare la parte più giovane dei soci a prendere la propria parte di responsabilità nel guardare al futuro della propria BCC”.
Cresce il livello di consapevolezza di quelle compagini, s’incrementa la dialettica e il confronto tra portatori di visioni e approcci diversi, la tradizione si mescola con la contemporaneità, nutrendosi l’un l’altra. E tutti accomunati dall’essere cooperatori del credito nell’era dell’Unione Bancaria. Quasi dei mohicani, coscienti, orgogliosi e combattivi. Ne è venuta fuori la loro ideale “Carta di Milano”, la Carta di Milano dei Giovani Soci BCC: “Noi donne e uomini, cittadini di questo pianeta, soci cooperatori di banche mutualistiche, ci impegniamo a difendere la diversità dei nostri territori e delle nostre cooperative…”. E da quei pizzini gialli emergono tre impegni: sviluppare il proprio territorio, incentivare la cultura del risparmio a tutto tondo e a tutto mondo, far sì che le risorse restino nel territorio.
Sempre su quei pizzini è scritta la colla che tiene insieme quegli impegni: le parole che più ricorrono sono unità, cooperazione, unione, fare insieme,…
Hanno detto in tanti modi “ci siamo!”. Hanno intuito che per realizzare gli impegni della loro “Carta di Milano” e poter dire “ci saremo!” serve quella colla che unisce e fa la forza (li potremmo immaginare divisi?).
La riforma delle BCC si fa per loro.

 

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